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L’agghiacciante storia della contessa della Transilvania che amava fare il bagno nel sangue.

07/08/2017

La contessa Erzsébet Bathory di Ecsed (1560-1614), un’aristocratica ungherese appartenente a una delle famiglie più influenti della Transilvania, passò alla storia come la “Contessa sanguinaria” o “Contessa dracula” per essere stata la killer più prolifica di tutti i tempi.
La contessa fu accusata di essere responsabile di oltre 650 omicidi di giovani donne.
 
Ma cosa c’era dietro il comportamento della contessa? Erzsébet aveva l’abitudine di fare il bagno nel sangue delle sue vittime, poiché credeva che questo contribuisse a mantenere la pelle sempre giovane.
 
Erzsébet nacque il 7 agosto 1560 all’interno di una delle più potenti famiglie aristocratiche d’Ungheria. Ricevette una buona educazione, ma mostrò anche molto interesse per l’alchimia e la stregoneria.
“Parlava perfettamente l’ungherese, il latino e il tedesco, mentre la maggior parte dei nobili ungheresi non sapevano né sillabare né scrivere. Perfino il principe della Transilvania era praticamente analfabeta”, afferma un cronista dell’epoca.
Nel 1575, sposò il conte Ferencz Nadasdy, con il quale andò a vivere nel Castello di Cachtice, situato nell’attuale Slovacchia. Dieci anni più tardi, visto che i coniugi si vedevano a malapena a causa delle attività militari di Ferencz, la contessa diventò madre della sua prima figlia, Ana, e nei 13 anni seguenti diede alla luce altri tre figli.
Il 4 gennaio del 1604, il conte Nadasdy morì, lasciando Isabel vedova. Questo fu il punto di svolta per la contessa.
 
La contessa Bathory era una bella donna, ma gli uomini che le si accalcavano attorno erano più che altro attratti dalla sua ricchezza e dalla possibilità di arrivare al trono sposandola. Ossessionata dalla propria immagine nello specchio e atterrita all’idea di veder sfiorire il suo fascino, la Contessa trovò il modo di fermare il tempo. Dopo aver provato e scartato unguenti e cosmetici a base di erbe, ideò una terapia che avrebbe avuto il duplice scopo di placare le sue fobie e soddisfare la sua indole crudele. Così, con l’aiuto dei suoi complici Darvulia, Jo Ilona e Dorko, creò la camera delle torture nei sotterranei del castello dove viveva.
La donna, che presumibilmente soffrivano di epilessia e psicopatia, utilizzò numerosi strumenti di tortura per uccidere violentemente le schiave adolescenti. Tra gli strumenti che teneva nel suo sadico laboratorio, c’era anche uno strumento chiamato “la vergine di ferro”, una sorta di scrigno a forma di corpo femminile, il cui interno era rivestito di appuntiti chiodi.
La contessa voleva rimanere giovane e bella per sempre, così escogitò la cura per assicurarsi l’eterna giovinezza: beveva il sangue delle giovani fanciulle, dopo averle torturate, tagliate e dissanguate, come se fosse del buon vino e si immergeva completamente in esso.
 
Sempre più ragazze cominciarono a scomparire dai villaggi intorno al castello. Ma dopo la morte di Darvulia, Erzsébet cominciò ad adescare anche le fanciulle delle famiglie ungheresi di ceto alto. La contessa sanguinaria ha continuato impunemente le sue pratiche sadiche fino al 1610, quando voci di agghiaccianti omicidi commessi dalla contessa finalmente giunsero alle orecchie del re ungherese Matías, che inviò il suo assistente, Georgy Thurzo ad indagare sul caso. Quando gli uomini del re attraversarono le mura del castello di Cachtice, furono testimoni di uno spettacolo orribile di cadaveri torturati ovunque e la propria Erzsébet Báthory, di 40 anni, che stava godendo di un bagno di sangue per riconquistare la sua giovinezza. Un mattatoio dal quale gli investigatori uscirono pallidi e incapaci di proferire parola per parecchie settimane.
Nel mese di aprile 1611, la contessa fu condannata all’ergastolo, mentre i suoi complici furono tutti giustiziati. La contessa visse, murata viva, nella sua stanza del castello di Cachtice per quasi quattro anni, solo con una piccola fessura che faceva da tramite tra lei e il mondo esterno, aspettando la sua fine nel buio e nel tormento di non poter continuare la sua “cura di bellezza”. Aria e cibo passarono attraverso quel buco nel muro, finché morì il 21 agosto 1614, “abbandonata da tutti”.
 
Oggi, le camere di tortura della contessa vengono utilizzate come cantine per conservare il vino “Sangue di Bathory”.

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